Raccontare la guerra come se fosse un videogame

Cos'è la "gamification"?
Pubblicato da Davide il 12/03/2026 in Detective
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L'altro giorno, scrollando su Instagram, mi sono imbattuto in un post della Casa Bianca riguardo ai recenti attacchi statunitensi in Iran, e ho notato che i video reali erano alternati a video presi da war games e sparatutto come Call of Duty o Battlefield. Così, trovando questa cosa molto bizzarra, mi sono andato ad informare, e ho letto delle cose molto interessanti su cui voglio discutere con voi in questo articolo più serio del solito.
Andando a riascoltare il video e poi in generale i discorsi su questi attacchi del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, c'è una cosa che si può notare nel linguaggio: una "gamification" della guerra. So che sembra un termine difficile e strano, ma in realtà è molto intuitivo: vuol dire narrare la guerra come se fosse un videogioco.
Qualche giorno fa è uscito un articolo su Repubblica in cui è spiegato tutto molto bene! Se volete leggerlo lo trovate qui...
Si parla di obbiettivi raggiunti e non di vite umane, si usano appunto questi video che potrebbero essere tranquillamente presi da uno streamer di CoD qualunque per fare propaganda sulla guerra, si "esaltano" in qualche modo queste azioni.
Per questo molti adolescenti americani hanno la sensazione di "già visto" in questo periodo, perché appunto vedono cose familiari ai giochi che usano loro stessi. E questa cosa, secondo me, è gravissima, e lo dico da appassionato di war games, più in particolare di quelli gestionali.
Ne avevo già parlato qua sul sito di Radioimmaginaria. Un po' di tempo fa avevo scritto un articolo sui migliori 5 war games in circolazione, andate a leggerlo se vi interessa!
Là già avevo criticato il collegamento che molti fanno tra war games e guerra reale, in particolare parlavo dell'esercito americano che per cercare reclute andava a vedere chi fossero i migliori giocatori di Call of Duty. E sembra che nessuno riesca a capire questa cosa: che i giochi di guerra non sono come le guerre vere!
Si parla di vite umane, non di missioni da completare, e a me preoccupa chi fa queste associazioni. Non mi passerebbe neanche nell'anticamera della parte più remota del mio cervello di, per esempio, reputarmi un bravo cecchino solo perché su Battlefield ho fatto un headshot a 400 metri di distanza.
Starete sicuramente pensando che sono cose ovvie, ma forse per molti non è così. Però il problema non sono i giochi in sé perché, ripeto, nessun pro player di CoD andrebbe sul campo di battaglia convinto di essere preparatissimo, il problema è chi li strumentalizza in questo modo.
E non riesco a darmi una spiegazione, perché lo fanno? Per avvicinarsi di più agli adolescenti come noi? Per rendere più "spettacolare" qualcosa che spettacolare non è per niente?
Sinceramente non lo so. Eppure secondo me sono anche utili, non solo per migliorare i riflessi come dicono molti studi di diverse università, ma anche per riuscire a distinguere meglio la realtà e la finzione.
Magari chi non ha mai giocato a questi giochi e non sa com'è fatta la grafica e con gli avanzamenti tecnologici attuali può essere complicato, può essere rimasto ammaliato da queste "spettacolari immagini sulla guerra", chi invece è abituato sicuramente riconoscerà la differenza.
Io a questo punto non so cosa pensare, continuerò a giocare ai miei war games consapevole del fatto che la guerra reale non è così, ma per molti altri questa cosa non è così, e questa cosa mi preoccupa parecchio, perché ci sono persone che provano a convincere gli adolescenti che la guerra non è crudele, ma un insieme di obbiettivi da raggiungere, senza pensare al costo umano.
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