News dall'Alternanza
Marco
01-04-2018 • Detective • di Marco R
Sono Marco, ho 16 anni e tra alti e bassi, soffrendo non poco, tra due mesi finirò la terza del liceo classico. Ormai da qualche anno è stato deciso che noi adolescenti dai 16 ai 18 anni dobbiamo entro la fine della quinta superiore completare 200 ore di un progetto un po' astruso chiamato "alternanza scuola lavoro". Qualcuno lo ritiene una roba geniale, qualcun altro una grandissima cavolata.
Oggi sono qui per raccontarvi la mia esperienza. Per una settimana sono stato mandato insieme ad una mia compagna di classe in una biblioteca a Bologna. Lì, per un totale di 50 ore passavo le giornate facendo quello che dovrebbe essere il lavoro dei bibliotecari: riordinavo libri, aiutavo a preparare gli incontri con i bambini, aspettavo disperatamente la pausa pranzo... però c'è un problema e si è manifestato circa il terzo giorno di lavoro, quando ormai le presentazioni erano finite e non c'erano più stanze e scaffali da mostrarmi: dopo un po' non sapevo più cosa fare, mi sedevo su una sedia e le pause pranzo sono diventate ore interminabili. Ci deve essere un motivo. O c'è una disorganizzazione all'interno dell'azienda o effettivamente l'alternanza scuola lavoro è davvero ancora un tabù, e siccome sono certo del fatto che i dipendenti (o almeno quelli che ho conosciuto io) siano persone splendide, che adorano i libri e il loro mestiere, credo che l'ipotesi più credibile sia la seconda.
Perché l'alternanza è ancora così poco funzionale?
È ovvio che alla base ci sia un'incomprensione generale tra datore di lavoro e lavoratore. Se noi studenti usciamo soddisfatti (ma solo perché perdiamo una settimana di scuola) non so se sia lo stesso per gli insegnanti o per coloro che ci prendono a lavorare. Allora sorge spontanea una domanda, l'alternanza scuola lavoro, una grandissima innovazione in campo istituzionale dalla quale quasi sicuramente dipenderà la nostra maturità è davvero utile o è solo un'intuizione politica?
Sicuramente dopo questa settimana ho imparato cose nuove e anche interessanti! So come si riordinano i libri, so come i volumi arrivano in biblioteca e so come vengono classificati ma un domani quando andrò sul mio posto di lavoro da lavoratore vero mi serviranno queste nozioni? E soprattutto, serve una settimana di "lavoro" per imparare queste cose? Ci fanno studiare 100 anni di storia in due ore e poi ci mandano in un ufficio a riordinare libri per una settimana.
A me dispiace perché alla fine passa anche un brutto messaggio, non posso credere che i lavoratori facciano quello che ho fatto io! E allora perché non ci hanno fatto lavorare davvero?
Sicuramente una sola settimana all'anno non potrà mai fornirci una visione completa dell'ambito lavorativo ma grazie ad essa abbiamo la possibilità di entrare in contatto già da adolescenti con una realtà nuova e diversa, relazionandoci non con compagni di classe o professori ma con colleghi e datori di lavoro. L'alternanza aiuta soprattutto a sperimentare e consolidare i rapporti umani che inevitabilmente si vengono a creare in queste circostanze.
Ci sono ancora molte cose da migliorare, sarebbe bello in futuro scegliere il proprio percorso lavorativo, essere protagonisti di un'esperienza più ricca attraverso la quale coltivare i propri interessi, intraprendere una strada che in futuro potrà continuare anche dopo la scuola e farci finalmente un'idea più chiara di tutto questo nostro mondo.
Forse tra un po' di tempo davvero tutti usciranno soddisfatti e diventerà una cosa indispensabile.

Marco, 16 anni, Castel Guelfo (BO)

Whoops..

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