Suonare con gli altri fa bene a se stessi
Vi racconto com'è stato bello fare musica con dei miei amici
20-01-2021 • Pop • di Giacomo P
Suonare è bello, in compagnia lo è ancora di più! Questo pseudo-slogan pubblicitario è il pensiero che ho maturato l'altro giorno, quando mi sono beccato per la prima volta con Eugenio e Martina per suonare. Lui è un batterista molto bravo, lei suona il basso e ha un orecchio che invidio tantissimo e, fino a quel momento, loro due non si erano mai visti. Io, come ormai saprete, suono la chitarra da circa un anno, ma non avevo mai provato l'esperienza di suonare in una band, come gli altri d'altronde, e si è rivelata molto più formativa di quello che pensassi.

Il primo motivo non ha nulla a che fare con la musica ma con un altra mia passione, la produttività: nel momento in cui abbiamo camallato (portato con fatica, genovesismo) strumenti e amplificatori senza custodie e abbiamo a disposizione solo tre ore, che potrebbero non ricapitare per molto tempo, non ci diamo la possibilità di fermare davanti a una notifica di Instagram ma suoniamo come stacanovisti.

Logicamente per suonare bisogna anche ascoltare e nel viaggio è stato bello parlare di musica. Infatti, fra "musicisti" il dibattito si sviluppa diversamente, dal momento che principalmente il tema è musica rock e quanto sia stato geniale Mark Knopfler nel giro di Sultans of Swing.
Inoltre, a me personalmente piace approcciarmi a nuovi strumenti, e quando mai ti ricapiterà di avere una lezione gratis di batteria mentre Gege beve un sorso d'acqua e si asciuga il sudore? Oltre ad essere un mio sfizio, mi aiuta a dialogare meglio con loro e a suggerire qualche modifica.


Suonare insieme insegna anche l'armonia, non solo musicale, ma la sinergia di tutti i componenti che si occupano chi del ritmo, chi della voce, chi della melodia e via discorrendo. Ognuno cerca di fare al meglio la propria parte e, in caso di necessità, dà una mano agli altri; l'obiettivo è lo stesso per tutti.

Infine, la lezione più importante che mi ha dato questo incontro è stata capire che per comprendere meglio qualcosa, bisogna analizzarla dalle fondamenta, scomponendola in più parti e prendendole a turni in esame: per esempio, riuscite a immaginarvi Where is my Mind dei Pixies senza "Uhhh" in sottofondo? Ogni parte va costruita da zero, con abilità, esperienza e, perché no, anche un po' di creatività e fortuna.

Quindi, perché state ancora leggendo? Prendete le chiavi della cantina e andate a riesumare la vecchia chitarra dello zio Giuseppe! Una volta che siete un po' bravini spargete la voce o iniziate a far intrippare sugli strumenti i vostri amici. Per ora ho convinto solo mio cugino su 10 tentativi, ma la speranza è l'ultima a morire. Viva la musica!


Illustrazione di Claudia