I Gorillaz... da casa
Le avventure del mio primo concerto online
15-12-2020 • Pop • di Viola B
È un normalissimo sabato mattina, precisamente il 12 Dicembre 2020. Alle 12 circa, dopo aver spento il mio computer dopo l'ultima lezione online della giornata, mi sdraio sul letto per cazzeggiare un po' con il cellulare. Insomma, come faccio e facevo sempre durante il periodo di lockdown.

Mi imbatto in un post del profilo Instagram dei Gorillaz, dove pubblicizzano il loro mini tour online con 3 dirette ad orari diversi (per compensare le differenze di orari di ogni fan nel mondo), illustrando la scaletta del primo concerto online che era appena finito (il post era di qualche ora prima). Non è la prima volta che vedo quella pubblicità: tra i loro post, le loro storie e le pubblicità di Instagram questa notizia non mi è nuova.
E poi vedo una storia "Last Call! Tomorrow the Song Machine Live from Kong performance #2 and #3 will begin!". Controllo il link (che pochi giorni prima avevo già controllato per curiosità) e sono ancora rimasti dei biglietti per la performance #3, cioè il concerto del fuso orario Europeo: la prima diretta era appena terminata, destinata ai fan orientali, la seconda sarebbe stata all'una di notte a cavallo tra il 12 e il 13 dicembre per gli americani e quella europea e africana alle 20 di domenica sera.

Non mi sembra una brutta idea, dopotutto: i live mi mancano molto e so che dai Gorillaz mi posso aspettare tanto. Insomma, in caso comprassi il biglietto non rimarrei delusa. Anche se pagherei oro per un live dal vivo e che un live online non sarà MAI tanto bello quanto uno dal vivo, vale la pena provare una volta nella vita. Leggo il prezzo. 15 euro, compreso un piccolo pre-show. Beh, mi aspettavo di peggio.

Vado dai miei genitori che stavano preparando il pranzo in cucina e, fortunatamente, non oppongono resistenza alla mia richiesta e poco dopo ho già l'email di conferma del biglietto.


Bella regaz, sono Viola, e questo è come sono finita ad assistere ad un concerto dei Gorillaz in streaming da camera mia.


Datemi della pazza, della sprecona, ma io del mio acquisto, sia prima che dopo la visione del live, non me ne sono pentita affatto. Non sono del tutto contraria ai concerti online e so che imbattendomi in uno dei Gorillaz non ne sarei rimasta a bocca asciutta. Amo la loro musica e so che non fanno le cose a caso e fatte male. Se dovevano fare un concerto online, l'avrebbero fatto bene.

Sabato lo passo su twitter a vedere i fan giapponesi, coreani e australiani che postano foto del primo live con l'hashtag ufficiale del concerto #songmachinelive. Qualche foto sfocata degli schermi dei computer in cui vedo strumenti, cantanti, occhiali stravaganti e disegni. Non volevo farmi troppi spoiler del concerto. Ero curiosissima.

Cerco su Internet la scaletta del concerto (l'unica cosa che, a prescindere dalla situazione, mi voglio sempre spoilerare) e cercando su qualche sito vedo che faranno circa 20 canzoni. Durerà 1 ora e 20. Mi aspettavo un pochino di più, ma un'ora e 20 davanti ad uno schermo è più che giusta. Soprattutto in 'sto periodo che passiamo fin troppo tempo davanti ad un computer.

Faccio la mia solita playlist su Spotify con in ordine ogni canzone che faranno e me le studio un po'. La buona metà sono canzoni dell'ultimo album, Song Machine: Season One (di cui ho parlato un po' di tempo fa, potete trovare l'articolo qui se vi è scappato) che so già, le altre (circa 5) sono vecchie. Inclusa Clint Eastwood, pezzo che con quella pubblicità della banca di un paio di anni fa non riesco più ad ascoltare. Ma vabbè, so che quando saranno lì a suonarla ballerò.

Passa una giornata intera e la domenica mattina e pomeriggio, tra i compiti che dovevo ancora fare e un giretto fuori, mi tengo aggiornata guardando Twitter e Instagram sul profilo ufficiale dei Gorillaz. Saranno presenti almeno tre quarti degli ospiti dell'ultimo album. In tutto 17. Chissà con il virus come faranno a starci tutti lì.
La sera del concerto, mangio presto (alle 19, peggio di mia nonna) e già a quell'ora parte un piccolo pre-show sul sito di LIVEnow, su cui era trasmesso il live.

A scaldare i fan ci sono Henrie Kwushe, una dj londinese di appena 25 anni e Scully, assistente produttore alla BBC. Per un'oretta mettono a testa la loro canzone preferita di ogni album dei Gorillaz con i video musicali annessi. Stavo già ballando come una scema lì, pensate un po'. Intervistano anche il bassista, il batterista e una collaboratrice dell'evento per fare qualche domanda riguardo il live a cui avremmo assistito pochi minuti dopo. Tutto questo in britannico stretto. Sinceramente ho fatto fatica a seguirli. Non esagero.
Ok, ora passiamo alla parte bella. Il live.

Con una piccola intro super colorata e piena di animazioni, partono subito con la prima traccia dell'album: Strange Timez con Robert Smith (cantante dei The Cure, presente di persona al live). Da lì comincio a farmi un'idea generale del palco.
Wow. Un ragazzo che mixava, un bassista, un chitarrista, un batterista, almeno 3 tastiere diverse (tutte suonate da Damon Albarn, il cantante) tra una diamonica e due tastiere e un piccolo gruppo di coristi gospel. Trasmettevano dai loro studi di registrazione (Kong Studios) a Londra e sembravano un largo magazzino. Decorato con divani, scatoloni e alberi di natale, si faceva notare. Dietro ai musicisti c'era un grandissimo schermo su cui c'erano le animazioni delle canzoni, con la band animata che ballava o spezzoni dei video.
La cosa divertente delle canzoni è che gli ospiti o erano lì presenti che suonavano e cantavano (come nel caso di Peter Hook e Georgia con Aries, Leee John con The Lost Chord e Slowthai e Slaves con Momentary Bliss), o erano trasmessi sullo schermo (come con Elton John e EathGang) o erano sotto forma di ologrammi. Sì, avete capito bene: le loro figure apparivano in un punto dello studio e anche se avrei preferito che fossero lì a Londra, sinceramente l'ho trovato fighissimo e molto intrigante. Cioè, un ologramma di 6lack che ti si piazza davanti allo schermo mentre rappa, beh, non ti capita sempre. Una bella trovata per non fare un assembramento troppo pericoloso.
Durante le prime 11 canzoni, tutte dall'ultimo album, ho ballato come una matta. Non lo nascondo e non mi vergogno. Collegando il computer allo stereo, non dico che sembrava di stare ad un concerto ma ad un piccolo concerto privato sì. Soprattutto durante Momentary Bliss ho dato il meglio del peggio delle mie mosse di ballo. Ah, e ho cantato! Non so quanto siano stati contenti i vicini, però.

Gli ultimi 5 brani sono stati tutti fatti in un angolo natalizio e un po' più appartato dello studio, dove hanno suonato delle versioni molto intime di Last Living Souls, Dracula, Don't Get Lost in Heaven e Demon Days. Con l'albero di Natale un po' satanico (aveva una croce al contrario in cima) che avevano di fianco.
E poi è partita Clint Eastwood, anzi, una Clint Eastwood remixata. E lì è partito il delirio, sia a Londra che in camera mia.

Aumentata di velocità e resa sia un po' reggae che elettronica (non so come descriverla, scusatemi), tutti gli ospiti e gli organizzatori (tecnici, fonici, etc) hanno ballato e saltato fino allo sfinimento. Me compresa, da camera mia.

E lì, con un colorato "Thanks for watching!" il concerto era finito.
Tirando le somme, devo dire che sono stati i 15 euro meglio spesi degli ultimi mesi.

Era tutto fatto sul momento, niente basi registrate (probabilmente solo le voci degli ospiti non presenti fisicamente al concerto) o strumenti registrati, tutto era fresco e in diretta. Non mi sembra il caso di compararlo ad un concerto dal vivo, perché non proverò mai le stesse emozioni di vederli di persona, ma probabilmente certe emozioni che ho provato domenica sera non le avrei provate di persona tra la gente.

È stato un concerto unico nel suo genere, sicuramente. Lo rifarei? Sì. Ma dipende anche dall'artista. Io sono andata sul sicuro pensando ai Gorillaz, ma non so se con altri artisti avrei accettato di passare 1 ora e mezza davanti ad uno schermo per sentirli cantare. Ho comprato il biglietto sapendo che non sarei stata sempre seduta sulla sedia. Avevo voglia di vedere qualcuno che con della musica, seppure da uno schermo, mi avrebbe fatta ballare. E loro ci sono riusciti, molte volte.

Speriamo solo che potremmo tornare a vivere i concerti dal vivo il prima possibile, anche se domenica sera ho provato una cosa nuova che forse non avrei mai fatto con nessun altro. Ma che mi ha fatta ricredere.

Voi scrivetemi a [email protected] e a www.radioimmaginaria.it se partecipereste ad un concerto online e soprattutto di chi! E con questo ci sentiamo la prossima volta, bella regaz :)

Illustrazione di Claudia