Da un'idea del Pesce del deserto
Lettera - Canzoni introspettive oggi
riflessioni sul rapporto fra la musica e la società odierne
05-11-2020 • Pop • di Giacomo P
Cari lettori,

non avevo molta voglia di scrivere un articolo e quindi ho deciso di parlarvi direttamente sull'argomento che intendevo sviluppare. Avvertenze: sproloquierò, salterò di palo in frasca, mi sfogherò e soprattutto non garantisco che il significato sia comprensibile. Ora che ho attirato la vostra attenzione, può iniziare il delirio...

Non è una novità che il tema principale della musica popolare odierna sia l'ostentazione, giusto? Ho già affrontato il tema secondo il quale il testo non fa la canzone, ma è comunque un fattore da non trascurare. Probabilmente la nostra società, influenzata dal (turbo)capitalismo, ha una visione più individualista della realtà rispetto a quella del Sessantotto, e l'ostentazione vista come rivalsa sociale ne è il suo emblema. Prima di proseguire ricordo che da buon fan di Niccolò Contessa "Non mi interessa l'opinione di chi la sa lunga" e cercherò di limitare i giudizi di valore.
PERÒ va riconosciuto che negli ultimi anni non ci sia stata una scomparsa della musica più introspettiva. L'idea di scrivere questo articolo diventato lettera è venuta dal caro Pesce del deserto che, imbattutosi nelle vecchie puntate di XFactor, ha ascoltato le canzoni di Bea Lambertini e Martina Attili. Nonostante i loro testi siano molto personali, le ragazze hanno fatto molto successo all'interno del programma e ciò ci porta ad analizzare un altro aspetto della nostra generazione: il futuro è molto incerto e crescere in questo periodo di insicurezza collettiva, porta chiunque a crearsi problemi. Un altro fattore che supporta questa mia teoria è il fatto che la scena "indie" italiana, per quanto riguarda gli adolescenti, ha superato nettamente (fino quasi ad inglobare) quella pop, che trasmette sicuramente vibes più allegre.

In conclusione. Lo spazio rimasto per emergere non è molto grande e quello per lasciare il segno a lungo è ancora più piccolo, dunque, consiglio per tutti gli artisti da parte di un fallito, fate l'arte che vi ordina il cuore, e se non siete i migliori in qualcosa di esistente, travolgete gli schemi e i preconcetti per fare qualcosa di nuovo...

L'arte tanto, si fa per noi stessi.

Ci si risente.

(non firmo perchè sono più bravo)

Illustrazione di Andrea