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"Miss Sarajevo"
non lasciateci morire
01-10-2018 • Eventi • di Giulia M
Ciao adless! Sono Lys, ho 17 anni e vengo da Milano. Il 27 settembre a Torino ho partecipato ad una presentazione di un documentario intitolato "Miss Sarajevo" che parla della Guerra nei Balcani e di quello che hanno fatto e fanno gli italiani in un territorio ben preciso, il Kossovo.

Io adolescente, che sono ignaro di quello che è successo negli anni '90 perché a scuola non ce lo fanno studiare, pensavo che questo incontro mi avrebbe annoiato a morte invece non è andata così! Anzi, sono rimasto colpito da quello che l'Italia ha fatto per queste persone, come il caso della KFOR (Kosovo Force) che tutela ordine cittadino e sicurezza.

È stato bello scoprire anche la storia di altri italiani che sono andati lì a trasferirsi per ricostruire le case, come Massimo che dall'Umbria è andato ricostruire 400 case e ha girovagato per le strade a prendere i ragazzi abbandonati che non avevano mai ricevuto le giuste attenzioni.
Però il mito number one è Luciano Pavarotti che ha fondato a Mostar il Music Center, dove etnie diverse s'incontrano parlando una lingua sola, quella della musica.
La musica può essere il ponte che riunisce i popoli, ha detto Nicoletta Mantovani, moglie di Pavarotti. ED È VERO RAGAZZI!!

Ma le parole che mi sono rimaste impresse sono quelle che disse Miss Sarajevo proprio all'inizio del documentario "non lasciate che ci uccidano", scritto sullo striscione che vedete anche nella foto.
Una frase d'impatto che ti rimane per sempre nella testa e che ha coinvolto tantissime persone in tutto il mondo.
C'era anche il ministro della difesa Elisabetta Trenta che rispondendo alla mia domanda "Cosa possiamo fare?" ha risposto easy easy: "Voi ragazzi dovete comprendere ed imparare a fare meglio di quelli che hanno sbagliato", parole semplici ma che mi hanno fatto riflettere.
NO, NO, NO!
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