Good as you
28-05-2020 • Detective • di Mario
Trent'anni fa, il 17 maggio 1990, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) eliminò l'omosessualità dalla lista delle malattie mentali e il 19 giugno 2018 toccò alla transessualità, rendendo così il mondo un posto un po' più libero.

Ma oggi le persone sono veramente consapevoli di cosa significhi essere gay? Comprendono realmente che cosa significhi appartenere alla comunità LGBT+? O, ancora, quante persone sanno dell'esistenza di questa comunità? Qualche anno fa, io stesso ignoravo questo mondo e un po' per paura, un po' per non essere "diverso" dalla massa, cambiavo fidanzate come calzini e non mi soffermavo mai sui sentimenti o sull'attrazione. Poi, però, il tempo passa, si cresce e si fa il passo decisivo: l'account Instagram. I social, infatti, nonostante siano considerati nocivi da masse di ultracinquantenni inferociti, mi hanno aiutato a scoprire me stesso e ad intraprendere un viaggio che si è dimostrato essere il più giusto. Nel corso della vita molte volte ho dovuto fare i conti con il senso di "anormalità" di cui tutti mi facevano credere di essere "affetto", solo perché quelle stesse persone, munite di paraocchi, non riuscivano a spingersi oltre. E allora, deciso a sfatare questo falso mito dell'"anormalità", ho iniziato a rispondere a tutte quelle domande che reputavo banali ma che, in fondo, non lo erano affatto per chi ignorava questo mondo.
Le domande più frequenti? "Ma puoi guarire?", "Ti piacciono i vestiti da donna?", "Hai amici maschi?". Allora avrei potuto semplicemente dire: "no", "no", "sì"; e invece le mie risposte sono state molto diverse.

"Puoi guarire?" No, l'omosessualità non è una malattia e a dimostrazione di ciò, l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) l'ha eliminata dalla lista delle malattie mentali trent'anni fa.

"Ti piacciono i vestiti da donna?" Personalmente no, però è importante capire che la preferenza di determinati vestiti rispetto ad altri non è una peculiarità dell'orientamento sessuale, bensì una preferenza personale.

"Hai amici maschi?" Certo che sì! E, questi, sono dei pilastri nella mia vita, così come le mie amiche femmine, per questo non meno importanti.

Le mie risposte non cambieranno certamente il mondo, ma nel mio piccolo cerco ogni giorno di diffondere dell'informazione che, spesso, non ci viene offerta né dalle scuole, né dalla maggioranza dei prof, che spesso e volentieri confondono il capitolo di scienze sulla riproduzione con una lezione di educazione sessuale. A 16 anni, nel pieno dell'adolescenza, noi ragazzi assorbiamo tutto come delle spugne e, proprio per questo, i professori non dovrebbero solo farci imparare quello che è successo duemila anni fa o proporci problemi che ci chiedono di calcolare la distanza della Luna dalla Terra, prendendo in considerazione un triangolo rettangolo, ma dovrebbero educarci anche alla conoscenza di noi stessi e a tutte quelle sfumature dell'arcobaleno che possiamo assumere, così da convivere bene con i nostri corpi, la nostra identità e, ovviamente, con gli altri.

Credits

Foto di Marco Regazzi