Cioè nel senso
L'orologio
05-03-2020 • Detective • di Marco R
Bella rega! Questo è "Cioè nel senso" lo spazio di Radioimmaginaria interamente dedicato ai giornalini scolastici. Allora funziana così: ogni settimana selezioniamo un giornalino scolastico tra tutte le scuola d'Italia e vi facciamo leggere qui sotto l'articolo che ci è piaciuto di più.
Questa volta abbaimo deciso di scegliere Corradinomania, il giornalino del Liceo Scientifico Corradino d'Ascanio di Montesilvano (PE).

L'articolo si chiama "L'OROLOGIO" e l'ha scritto Gaia
Scarpe slacciate, giacca sbottonata, cravatta allentata, striscia di calda lana che fungeva più da strascico che da sciarpa. Ecco cosa vedevano gli altri. Chi stava più vicino sicuramente percepiva un pesante e sonoro respiro. E io mentalmente mi affidavo a tutte le entità superiori esistenti, pregandole cortesemente di non far rilasciare a quel corpo odori acri e fiumi di appiccicose goccioline, che già avevano ingiallito parecchie maniche di camicie. Se poi le facevano anche la grazia di trasformare il palleggio veloce del cuore in un battito cardiaco civile sicuramente non se ne sarebbe dispiaciuto. Quel corpo abbastanza trasandato era il mio: anche quella mattina ero in ritardo.

Come al solito buttai corpo e spirito sul primo posto libero che vidi.
Sprofondai su un sedile insolitamente morbido dal tessuto slavato e ruvido; chissà quanti prima di me si erano seduti lì. Il cervello si mostrò interessato nel creare un ragionamento filosofico sul passare del tempo e delle persone comuni che, in un modo o nell'altro lasciano un segno, seppur poco percettibile come le deformazioni percepite dal mio fondoschiena, ma fortunatamente capì che era meglio lasciarmi rilassare. Rilassare... parolone! Forse meglio dire distogliere temporaneamente l'attenzione da quel problema. Il problema però era che ogni cosa me lo riportava alla mente. Quel dannato orologio da taschino, freddo, di un grigio metallico decorato con incisioni dorate e rosse, con il pirulino più sporgente e opaco del normale si trasformava troppe volte in un crudele marchingegno. Ma dove avevo visto per la prima volta quell'oggetto? Spremetti le meningi cercando di ricordare e alzai distrattamente lo sguardo verso il finestrino. E lo ritrovai lì, stretto tra le dite ingiallite di una mano rugosa con le vene abbastanza visibili.
Sussultai internamente e ritrassi lo sguardo, nascosto da due lenti scure, decidendomi finalmente di dare un'aggiustatina al mio vestiario. Mentre le mie dita tremanti creavano fiocchi con i lacci e la mia mente si appuntava per la millesima volta che era ormai giunta l'ora di buttare quelle scarpe, con più tagli e macchioline che stoffa integra, i miei occhi bramosamente cercavano le calzature della persona di fronte a me. Erano scarpe eleganti classiche. Nere. Lucide come uno specchio e senza neanche l'ombra di un graffietto. Dovevano essere sicuramente nuove. E il tizio doveva essere qualcosa come un imprenditore o un direttore. Molto precisino anche.

Incuriosito e spaventato alzai lo sguardo sulle sue gambe, o meglio, sui suoi pantaloni larghi. Blu scuro. Di qualche materiale sintetico che creava interessanti punti luce. Ancora più interessanti, però, erano le sue gambe. Magrissime e lunghe. Talmente magre che a malapena notai le sferette della rotula del suo ginocchio. Esse erano accavallate e si muovevano con un leggero moto ondulatorio. Era come se assorbissero tutte le scosse dell'autobus e le tramutassero in movimento continuo nel suo corpo. Non riuscii a capire se ciò potesse calmarmi o meno ma la mia gamba aveva già dato la sua risposta: iniziò a tremare debolmente su e giù. Su e giù. Su e giù. Come il gesto della mano che stava scuotendo il mio corpo addormentato. Lanciai uno sguardo vitreo e assonnato all'orologio sul comodino: le 7:35. Ero già in ritardo!

Mi raccomando, se anche la vostra scuola ha un giornalino scolastico scriveteci una mail a radioimmaginaria@gmail.com e la prossima volta leggeremo sicuramente il vostro! Ci sentiamo la prossima settimana, ciaooooo