Un calciatore senza gambe
Un calciatore senza gambe è diventato l'eroe del nostro biliardino
04-11-2021 • Detective • di Marco R
C'è un calciobalilla così malmesso che a vederlo non sai nemmeno se riuscirà ad arrivare a fine stagione. Era esattamente tutto quello di cui avevamo bisogno: un biliardino che a stento si reggeva in piedi, raccattato per qualche spicciolo nella taverna di una trattoria dall'altra parte di Bologna. Noi di Radioimmaginaria ce ne siamo innamorati fin da subito, tanto che per cercare di abbellire un po' i giocatori disastrati, abbiamo disegnato sulla divisa della squadra bianca numeri e cognomi dei giocatori.

Solo alla fine della decorazione però ci siamo accorti che molti giocatori della squadra avversaria erano pesantemente mutilati, un centrocampista era addirittura senza le gambe. Tra tutti poi proprio un centrocampista! A centrocampo non sa mai giocare nessuno, figuriamoci poi se i giocatori sono pure senza gambe...
Per non rischiare di buttare via tutta la fatica fatta per recuperarlo gli abbiamo costruito una protesi su misura con un tassello di legno e qualche vite, da quel momento è diventato in assoluto il nostro idolo. Non era più un omino rotto, era a tutti gli effetti un giocatore, però senza gambe, che riusciva a difendere esattamente come tutti gli altri e che, nonostante la protesi, sparava comunque certe mine capaci di piegare in due il portiere.

Per intere giornate decine di ragazzi si sono sfidati a colpi di frullate e in tutti questi mesi nessuno ha mai detto "non voglio i blu perchè c'è l'omino rotto". Allora pensando al nostro eroe ci è venuta un'idea: in ogni partita deve essere schierato almeno un atleta disabile per squadra. Pensate che figata! Una squadra mista, fatta di atleti normodotati e paralimpici, che però giocano insieme senza nessuna distinzione, dove ognuno ha un suo ruolo, ognuno è fondamentale e senza gli altri tutto sarebbe meno spettacolare. È dal calcio che si deve partire. Se lo faranno le squadre di calcio, lo faranno tutti! Nei luoghi di lavoro si fa già. Quindi non è un utopia, è, deve essere, il futuro anche nello sport!