Una vita sui pattini
Abbiamo intervistato Alessandro Liberatore, terzo classificato ai Mondiali Senior di pattinaggio in Paraguay!
20-10-2021 • Pop • di Luvi
Abbiamo fatto una chiacchierata di quasi un'ora con Alessandro Liberatore. Lui ha 21 anni ed è atleta della Nazionale Italiana di pattinaggio artistico a rotelle e Campione Mondiale nella categoria Juniores. Da poco ha vinto una medaglia di bronzo ai Mondiali Senior in Paraguay!

Cosa ti è passato per la testa quando hai capito che eri arrivato terzo?

È stato assurdo! Qualcuno mi ha detto "Ah ma tanto hai già vinto il Mondiale Junior...", non è la stessa cosa. Un oro è figo ma questo è diverso: sei nella massima categoria, dove sono tutti bravi, e anche se mi immaginavo di essere andato bene finché non ho visto il punteggio non avevo veramente capito di avercela fatta!
La Nazionale Italiana a questi Mondiali è stata quella più medagliata in assoluto, ma il pattinaggio artistico a rotelle ancora non è considerato sport olimpico. A te questa cosa pesa tanto?

Tocchi un tasto dolente. Io non ho mai sognato il Mondiale, fin da piccolo ho sempre sognato l'Olimpiade. I fattori per cui non siamo uno sport olimpico ci sono, un po' secondo me è il fatto che non c'è molta omogeneità tra le Nazioni. Nel pattinaggio sul ghiaccio vincono sempre sportivi di nazionalità diversa, qui sempre Italia o Spagna. Poi rispetto al ghiaccio il livello è un po' più basso, lì anche quello che arriva ultimo è un mostro, da noi invece c'è ancora molto dislivello.

C'è ancora nel 2021 chi dice che il pattinaggio è uno sport da ragazze?

No! Il pattinaggio non è uno sport da femmine, lo possono fare tutti. È uno sport a 360° e chi dice che è solo da ragazze lo fa perché secondo me sa che non ne sarebbe in grado. Sicuramente viene praticato da più ragazze, ma la differenza si vede soprattutto nelle categorie minori.
Sapere già da piccoli cosa fare da grandi è difficilissimo, ma per gli atleti non sembra essere così: alcuni a 11 anni hanno già capito che vogliono vivere di sport. Per te è stato così?
Da una parte lo sport a questo livello ti toglie tutto. Tu gli dai tutto ma ti viene tolta la normalità che un ragazzo vorrebbe avere da adolescente. Alla fine ai Mondiali ci arrivi e ti senti appagato, ma fuori dal pattinaggio non vivi. È uno stile di vita a cui ti abitui crescendo e se ti innamori follemente non è un peso. Purtroppo per il pattinaggio su rotelle è difficile vivere lavorando da atleta, a me piacerebbe moltissimo ma è raro. Però mi piace tanto anche fare l'allenatore, e mi piacerebbe diventare veramente il miglior allenatore del mondo.

Prima di salutarci, Alessandro ci ha detto una cosa importantissima per chiunque voglia diventare un atleta: non si è mai campioni da soli. Dietro bisogna avere un buon team, "e io ho avuto la fortuna di avere un gruppo di persone che mi supporta e mi sopporta tanto, che devo ringraziare perché sono la mia famiglia acquisita: i miei allenatori Sara Locandro e Andrea Aracu. Poi non scrivere che l'ho detto ma anche la mia famiglia vera, a cui voglio molto bene."


Illustrazioni di Andrea