Quando lo sport è libertà
Quando lo sport è libertà: alle donne afgane è vietato fare sport
16-09-2021 • Detective • di Sofia A
Per me sport è sempre stato sinonimo di libertà. Poteva essere la pallavolo, quando saltavo per schiacciare, oppure il baseball, quando sfrecciavo sul campo, sollevando la polvere. Era il nuoto, quando mi sembrava di volare nell'acqua, spingendomi fino alla fine della corsia, per poi ripartire.

Non importava sporcarsi o essere fotografata mentre facevo una smorfia strana per la concentrazione. Di libertà si è parlato molto negli ultimi tempi, da quando i talebani sono entrati a Kabul. Ho letto cose orribili, che mi hanno fatto piangere per persone che non conosco, che vivono lontanissimo da me, quasi in un'altra realtà. Una realtà in cui le donne sono rinchiuse e nascoste.

Cos'è che mi rende diversa da loro? Soltanto il posto in cui siamo nate e la lingua che parliamo.
Probabilmente là a Kabul c'è un'altra ragazza di diciotto anni a cui piace nuotare quanto me. Magari sta sognando di andare alle Olimpiadi e diventare una campionessa e proprio in questo momento qualcuno sta infrangendo il suo sogno.

Una delle ultime notizie dice che i talebani stanno vietando alle donne di fare sport perchè a quanto pare non sarebbe un'attività essenziale e fondamentale. Questa cosa mi ha colpita, non perché sia peggiore delle altre cose di cui sono state private le donne, ma perché è vicina a me. I talebani non vogliono soltanto nascondere le donne dal mondo, vogliono nasconderle anche da loro stesse togliendo ad ognuna di loro una delle cose che più ci rende liberi e di fronte ad una tragedia come questa mi sono resa conto che in questo momento la nostra libertà dipende un po' anche dalla loro.

Proprio qualche giorno fa sono andata a nuotare. È stato bellissimo e adesso il mio sogno è che tutti possano continuare a farlo, senza distinzioni di alcun tipo, perchè mentre ero lì immersa nell'acqua ho capito che in quei momenti non sto pensando, ma sto semplicemente esistendo.

Illustrazioni di Nina