il mio primo giorno di radio

Pubblicato da Giulia M il 14/08/2020 in Detective
Copertina dell'articolo
Era il cinque marzo del 2019. Martedì.

Oddio, okay, che intro drammatica. È solo che mi ricordo tutto così bene, perché è stato il giorno che mi ha cambiato la vita (okay, sì, mi sa che questo sarà un articolo un po' drammatico).

Non era *esattamente* il mio primo giorno, ero solo lì, alla Fabbrica del Vapore, bar 1928, per capire che cosa fosse 'sta roba, 'sta Radioimmaginaria, la radio degli adolescenti. L'avevo scoperta grazie ad un corso alla cogestione della mia scuola e da un amico del giornalino (empre della scuola); il fondatore della redazione di Milano.

E poi avevo deciso di andare a vedere.
Ci misi un po' a trovare il bar, ma, dopo essere andata in varie direzioni ed aver chiesto aiuto a Google Maps, finalmente ci arrivai.

Entrai dalla grande porta a vetri, dopo aver spinto anziché tirare. Mi ritrovai in un locale dal soffitto davvero altissimo, con un mega bancone e dei quadri giganteschi appesi ai muri. Poi girai l'angolo, quasi inciampando nel gradino.

C'erano due tavoli larghi, uno con dei signori sulla cinquantina (non mi sembravano far parte di una radio per adolescenti) e l'altro con un ragazzo con delle cuffie verdi, davanti ad un computer.
Lo riconobbi dai capelli a punta; era uno dei tre del corso alla cogestione.

Mi avvicinai pian piano, cercando di farmi vedere senza sembrare una stalker (ehi, è difficile. Come si fa ad arrivare alle spalle di qualcuno senza sembrare un'assassina? Voi lo sapete? Perché io ancora no).
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"Ehm, ciao, sono qui per Radioimmaginaria. Dal corso della cogestione." lui si tolse le cuffie.

"Piacere, Lorenzo." mi salutò lui. "Ehm, oggi il nostro regista principale non c'è; si è rotto la gamba." non sapeva che dopo pochi mesi sarebbe successa la stessa cosa anche a lui. È la maledizione dei registi di Milano.

Avevo capito soltanto "si è rotto la gamba"; non avevo idea di cosa fosse un regista, perciò dissi solo "Oh, cavoli." lui annuì.
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Poi arrivò Lys, il mio amico del giornalino che mi aveva fatto scoprire la radio. Ci batté il cinque e quando si fu seduto Lorenzo si rivolse a lui.

"Lys, credo di essere in menopausa." io mi premetti la mano sulla bocca per evitare di ridergli in faccia. Lys invece scoppiò a ridere.

"No, davvero, sono irritabile e ho sempre caldo." spiegò lui. "Ora la cerco." si mise ad armeggiare con il telefono. "Eccola! Menopausa maschile!" esclamò, ed in quel momento entrò una ragazza riccia.
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"Ehm, cosa?" chiese, appoggiandosi con la schiena al muro.

"Sono in menopausa. Menopausa maschile." rispose Lorenzo. Lei gli rise in faccia, poi mi notò.

"Ehi, ciao, tu sei l'amica di Lys, quella del giornalino?"

"Sì, mi chiamo Sofia." lei mi sorrise.

"Piacere, io sono Mapi." poi si rivolse agli altri. "Manca solo quello nuovo, Antonino, giusto?" loro annuirono e, in quel momento, un ragazzo con gli occhiali neri entrò dalla porta del bar.

Lys si alzò e gli batté il cinque. "Grande... Tony! Possiamo chiamarti Tony?" lui annuì e si sedette. La Mapi fece lo stesso. (Sì, sono milanese, metto gli articoli davanti ai nomi, okay?!)

Iniziarono a parlare dell'argomento della puntata, e mi chiesero anche cosa ne pensavo, ma non sapevo proprio che cosa dire sui panzerotti.
La cosa che mi colpì di più fu la chimica. No, non quella della tavola periodica, ma quella di quattro speaker (beh, uno era più che altro regista, ma ogni tanto entrava a gamba tesa), che registraravano una puntata radiofonica.

Il microfono girava da tutte le parti, puntandosi su chi stava parlando in quel momento, forse contagiato dall'entusiasmo degli speaker (però erano loro ad avvicinarsi, tranquilli, non ci sono microfoni posseduti a Radioimmaginaria).

Sparavano battute su battute ed io cercavo di non scoppiare a ridere, premendomi la mano sulla bocca, ma, forse, se ascoltate con attenzione la puntata potreste sentirmi ridere.
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La presenza di Tony era tranquillizzante. Tutti gli altri erano super lanciati e disinvolti, mentre lui era più timido, più cauto, più... umano. Mi fece pensare che, forse, sarei riuscita a parlare anche io (e, beh, mi sa proprio che avevo ragione).

Al ritorno iniziammo a parlare di musica. A tutti piacevano generi diversi, ma ci ascoltavamo a vicenda, parlando dei nostri gruppi preferiti ed annuendo con entusiasmo quando ne scoprivamo qualcuno in comune. E fu così, camminando al tramonto verso la metro lilla, che capii di aver trovato una famiglia.
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