Siamo i primi a scegliere

Pubblicato da Charlie il 28/04/2018 in Detective
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In occasione del 25 Aprile mi sono capitati tra le mani molti articoli impegnati e ho pensato che se ne avessi scritto uno anche io non sarebbe parso poi così strano, e allora eccolo qui (ovviamente riferito alla musica).

Una decina di giorni fa ho incontrato i ragazzi di Luz per un'intervista in previsione della mostra Dreamers '68, che si terrà a Roma ai Musei di Transtevere dal 4 maggio e abbiamo parlato molto di '68 e rivoluzione. Tra i tanti spunti che sono venuti fuori mi è rimasta impressa per giorni la domanda: "oggi sarebbe possibile un nuovo '68?".

Penso alla mia esperienza e mi dico di "sì", perchè anche ora come cinquant'anni fa le nuove generazioni sanno riconoscere le ingiustizie contro cui vale la pena ribellarsi, ma poi mi chiedo "Da dove cominciare?".

Stiamo spesso chiusi in casa, i social ci isolano, sono sempre meno i luoghi in cui incontrarsi, fare gruppo, e a manifestare per strada non puoi andarci da solo, quindi va a finire che la rabbia che hai dentro la canalizzi solo nei tuoi interessi e non in quelli degli altri.
È una tendenza che riconosco nella musica che ascoltiamo in questi tempi: penso alla Trap che esalta chi dal nulla si è impegnato tanto per poi ottenere cosa? Soldi e fama, tutti per sè; penso all'Indie che tra i mille tormenti possibili si focalizza sulle questioni di cuore, che non ti lasciano preoccupare per altro; penso al Pop che ci ricorda quanto siamo fortunati ad avere una vita serena, in cui tutto va bene finchè siamo felici.

Mi chiedo, perchè chi fa musica oggi (o almeno per la maggior parte) non abbia la voglia o l'interesse di prendere posizione, di risvegliare l'attenzione su tematiche urgenti ma sotterrate e mettere in moto la sua schiera di "seguaci" (ripeto però, non per tutti è così).
Le potenzialità ci sono, e come canta Salmo "Questa generazione non crede ai politici o ai Santi, credono soltanto ai cantanti".

Siccome ho una grande fiducia nella mia generazione sono convinta che basterebbe sentir parlare più spesso di problematiche che vanno oltre l'interesse privato per risvegliare la nostra coscienza collettiva.

Fatto sta che però la responsabilità non è solo di chi la musica la crea.
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Perchè in radio, in televisione, nelle playlist online, si sentono solo canzoni che si somigliano e che parlano degli stessi temi (amore amici festini e ancora ammmòre)?

È un po' come quando si compra qualcosa in un negozio piuttosto che un altro: acquistare un prodotto significa scegliere di premiare un modello di produzione o di vendita (questa l'ho sentita da qualcuno ma col tempo l'ho interiorizzata e non ricordo chi l'abbia detta), e la nostra scelta influenza il venditore, e così va a finire che chi riesce a darci esattamente quel che cerchiamo va avanti mentre gli altri chiudono bottega. Pensate ai vegetariani, che all'inizio saranno stati quattro sfigati mentre adesso anche le grandi catene si ritrovano a vendere hamburger di soia.

La stessa regola vale per la musica (e per la politica): se chi lancia in commercio una canzone scopre che piace allora anche per le successive proverà ad imitare lo stesso schema.
"Non lasciare che la paura sia più della speranza" scrivono in un post i ragazzi de Lo Stato Sociale.

Forse i teenagers di cinquant'anni fa non avevano miti del passato da imitare o grazie ai quali convincersi di aver già conquistato una propria indipendenza, e credevano nella rivoluzione come unico mezzo per ricreare un sistema in modo che fosse adatto a loro.

Ma oggi ognuno di noi può mettere in moto il cambiamento; possiamo convincerci che sia possibile scatenare una rivoluzione nel mondo della musica (e non) a partire dai gusti, possiamo proporre generi, temi, modelli diversi... proporre anche per chi non ha mai pensato di cambiare le cose ma che sarebbe pronto ad intervenire e dare sostegno con la sua partecipazione. Sono sicura che poi sarà il resto ad adattarsi a noi.

Queste sono le riflessioni che ci tenevo a condividere con voi... un po' perchè qualcuno magari aveva bisogno di uno stimolo per cominciare a rifletterci su, e un po' perchè forse anche chi scrive sta cercando di trovare il coraggio per iniziare a muoversi.
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