Giovedì é iniziato ufficialmente l'esame di maturità 2026 con la prima prova scritta, l'unica uguale per tutti gli indirizzi: il tema di italiano. C'erano 7 tracce tra cui i maturandi potevano scegliere: 2 analisi del testo 3 testi argomentativi e 2 temi di attualità. Tra questi ultimi 2 c'era una traccia che partiva da un testo tratto da un libro di Mario Calabresi, intitolato "Alzarsi all'alba".
Nel testo della traccia c'erano delle parole che mi hanno colpito: "Negli anni, ho visto la fatica passare di moda. I genitori augurarsi che i figli ne fossero liberati o vaccinati, come qualcosa da evitare, da rifuggire ogni volta che fosse possibile. Ho visto la parola «fatica» assumere un significato solo negativo e scomparire dal vocabolario quotidiano. Tanto da chiedermi se ci sia mai stato davvero un tempo in cui era interpretata in modo positivo - Dice Calabresi nella traccia - Si è fatta strada l'idea che sia possibile raggiungere risultati, conquistare traguardi, compiere imprese senza fare fatica. Non è mai stato chiaro come fosse possibile, ma l'illusione ha preso piede ed è stata abbondantemente coltivata".
A partire da questo testo gli studenti dovevano fare delle riflessioni sul concetto di fatica. Non appena sono uscite le 7 tracce l'autore, appena appresa la notizia, é stato intervistato da Radio 24 subito dopo la vicenda. "Il mio libro è nato da un incontro con un gruppo di ragazzi che dovevano sostenere la maturità. Gli dissi: 'Vi auguro nella vita di fare tanta fatica - ha detto- È un libro sulla fatica. Racconta storie di chi si alza all'alba, di chi non si risparmia anche fisicamente. Certo non mi sarei aspettato di finire tra i temi della Maturità".
Effettivamente questo é un tema di grande attualità. Pensiamoci: quante volte abbiamo visto i video degli influencer che si vantano di quanto guadagnano lavorando poco, che promuovono il concetto che fare fatica oggi non serve a niente, e si può ottenere tutto solo attraverso delle foto e dei like sui social. Allora c'è da chiedersi: ha senso, oggi, fare fatica per raggiungere un'obiettivo, se tutti ci dicono che non facendola si ottengono risultati migliori?
Sicuramente dipende non solo da quello che vogliamo fare, ma soprattutto da cosa siamo disposti a fare noi per raggiungere un determinato obbiettivo e quanto vogliamo effettivamente realizzarlo, ma forse in tutto c'è un minimo di fatica, anche in quelle cose che diventano facili dopo averle fatte per molto, perché all'inizio ogni cosa é difficile. La vera fatica é allora superare l'inizio. Sicuramente il concetto di fare fatica é un concetto che negli anni é cambiato: ai tempi dei nostri nonni la fatica era quasi la normalità ed era soprattutto, molto più fisica: fare salite chilometriche per andare a scuola senza pullman o auto, oppure fare dei lavori molto più manuali di quelli di oggi, come l'agricoltore, il lavoratore nelle fabbriche, perché i lavori "digitali" ancora non esistevano.
Forse allora non siamo più abituati a quel tipo di fatica, perché grazie ai telefoni oggi e ai nuovi lavori che ne sono derivati, come quelli sui social, la fatica fisica é ormai quasi inesistente. La fatica forse é diventata più mentale, e forse, per me ad esempio, si è allargata a qualsiasi cosa che non sia annoiarsi scrollando sui social per 5 ore di fila, perché il solo pensiero di staccarci dal cellulare mi tormenta e non ci fa fare altro. E allora diamoci tutti una missione, a me compreso: facciamo tutti più fatica, perché come nello sport l'allenamento ci rende migliori, forse anche in questo caso vale lo stesso concetto.