Andare ai mondiali in scuolabus

La Nazionale più piccola di sempre ai Mondiali ha deciso di viverli come una gita
Pubblicato da Marco R il 17/06/2026 in Pop
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L'immagine simbolo di questi Mondiali, quella che ha fatto il giro del mondo prima ancora che si disputasse una singola partita è un vecchio scuolabus blu, senza finestrini, che percorre le strade della Florida tra musica alta, cori e giocatori che battono le mani sulla carrozzeria come se stessero andando in gita. La nazionale di Curaçao, il più piccolo Paese di sempre ad essersi qualificato alla Coppa del Mondo, si è presentata in ritiro così.
La storia che ha portato questo Paese ai Mondiali per la prima volta è così incredibile che ne sta parlando il mondo intero. Curaçao è un puntino nel Mare dei Caraibi, parte del Regno dei Paesi Bassi, situato a largo delle coste del Venezuela. Ha una superficie di 444 chilometri quadrati e una popolazione di circa 150.000 abitanti. La federazione calcistica esiste ufficialmente solo dal 2010, quando la dissoluzione delle Antille Olandesi ha reso l'isola uno stato autonomo all'interno del regno olandese.
L'idea di costruire la nazionale pescando dall'Europa è stata lanciata per prima da Patrick Kluivert, la leggenda dell'Ajax, del Milan e del Barcellona, la cui madre è originaria proprio di Curaçao, ma è stato Dick Advocaat, ex allenatore della nazionale olandese, a trasformare quel sogno in realtà, convincendo giocatori di origine curaçena che faticavano a ritagliarsi spazio nella nazionale dei Paesi Bassi a indossare la maglia blu.
L'esordio ufficiale ai Mondiali è stato domenica 14 giugno a Houston, contro la Germania. Alla fine hanno perso per 7 a 1, dopo essere riusciti a rimontare il primo gol dei tedeschi. Un risultato così pesante ha fatto dire a tanti che sia assurdo dare una possibilità ad una squadra del genere di partecipare alla Coppa del Mondo.
E invece esiste qualcosa di profondamente umano nel tifare per chi prova a farcela contro ogni previsione. Con Curaçao c'è qualcosa di più, che va oltre anche al miracolo sportivo di cui i calciatori sono protagonisti: è il modo in cui stanno vivendo questo sogno, la gioia, la musica, il pullman senza finestrini, gli applausi sotto la curva dopo una sconfitta così pesante.
Tahith Chong, uno dei giocatori simboli della squadra, l'unico ad essere nato sull'isola, qualche settimana prima del Mondiale, si è recato sull'isola con un carico di album e figurine dei Mondiali 2026, perché a Curaçao non arrivava la fornitura. Così ci ha pensato lui, travolto da centinaia di ragazzini entusiasti che volevano incollare i propri eroi su un album.
Il loro è un tutorial su come si dovrebbe affrontare una sfida impossibile e su come si cammina verso qualcosa di enorme senza farsi schiacciare dall'enormità.Non importa che il pullman non abbia i finestrini. Non importa che il Gruppo E sembri, sulla carta, un campo minato. Non importa che nessuno, fino a poco fa, sapesse esattamente dove si trova Curaçao sulla mappa. Adesso lo sa tutto il mondo, e sta ballando insieme a loro.
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