Ai Mondiali 2026 negli Stati Uniti, la Fifa ha deciso di mettere a disposizione di tutte le Nazionali partecipanti un'intelligenza artificiale anti-odio, capace di oscurare istantaneamente gli insulti indirizzati ai giocatori scritti dagli utenti sotto ai post delle partite. Questa tecnologia si chiama Respondology ed è stata inventata nel 2019, dopo un terribile episodio di violenza online rivolto a Serena Williams. La tennista aveva pubblicato su Facebook una foto con la figlia appena nata ed era stata travolta da commenti razzisti e sessisti. Da quel momento nacque l'idea di creare uno strumento capace di proteggere gli atleti e i club dall'odio digitale prima che potesse esplodere. L'ingresso nel calcio arriva dopo la finale di Euro 2020, quando i giocatori dell'Inghilterra Bukayo Saka, Marcus Rashford e Jadon Sancho furono bersagliati da insulti razzisti per aver sbagliato i rigori contro l'Italia.
Il sistema funziona in modo molto semplice, un filtro basato sull'intelligenza artificiale analizza i commenti sulle pagine Meta, Instagram, YouTube, TikTok e Threads di squadre e giocatori, individuando contenuti offensivi tra 30.000 parole chiave selezionate in ogni lingua del mondo. I messaggi vengono nascosti in meno di due secondi. Chi li scrive non si accorge di nulla, ma il commento, subito dopo essere stato segnalato, può portare al ban dagli stadi o dalle piattaforme.
In realtà lo stesso sistema era già stato introdotto ai Mondiali di Qatar 2022 ma in una forma molto più ridotta ed evidentemente sta funzionando. Dall'inizio del 2022 a oggi, la Fifa ha segnalato alle varie piattaforme più di 65.000 post abusivi. Al Mondiale femminile del 2023, una calciatrice su cinque è stata bersagliata da messaggi discriminatori, con una probabilità di essere presa di mira superiore del 29% rispetto ai calciatori maschi e secondo la Professional Footballers' Association, il sindacato ufficiale dei calciatori professionisti, il 42% dei calciatori riporta sintomi depressivi legati agli abusi online, anche per questo Respondology potrebbe essere una rivoluzione. Se l'odio diventa normale ai Mondiali, arriva anche nei campionati giovanili, o nel campetto sotto casa. Bloccarlo non significa censurare il tifo, ma ricordare a tutti che umiliare qualcuno non fa parte del gioco.