Non so se ve ne siete resi conto anche voi ma improvvisamente, da un momento all'altro, tutti hanno inziato a parlare Michael Jackson, non solo adulti e nostalgici ma anche tanti, tantissimi adolescenti, che fino ad ora non avevano mai sentito parlare della leggenda del pop. Il 22 aprile è ufficialmente uscito anche in Italia "Michael", il film che racconta la vita di MJ, dai primi esordi alle canzoni che l'hanno reso la superstar internazionale del pop che oggi tutti conosciamo.
In realtà, non è la prima volta che il cinema sfrutta l'immagine di icone della musica per fare conoscere artisti che hanno fatto la storia della musica anche alla nostra generazione. Era già successo nel 2018 con "Bohemian Rhapsody", il film sui Queen in cui Freddy Mercury era interpretato da Rami Malek, nel 2022 con "Elvis", il musical sulla storia di Elvis Presley, interpretato da Austin Butler e nel 2024 con "A Complete Unknown", il film sulla storia di Bob Dylan, interpretato per l'occasione da Timothée Chalamet
Per Michael la situazione è leggermente diversa perché in questo caso, ad interpretare MJ è stato Jaafar Jackson, figlio di Jermaine Jackson (fratello di Michael), che è stato selezionato per la straordinaria somiglianza fisica, la bravura nel canto e per la naturale capacità di incarnare lo spirito dello zio. Il punto interessante è che tutti questi film non scelgono per caso attori giovani e, nella stragrande maggioranza dei casi, famosi. È una strategia precisa e consiste nel prendere volti che sono già seguiti e riconosciuti per avvicinarci a figure che, altrimenti, percepiremmo come lontane. Sono loro il primo aggancio.
Questo allora cambia anche il modo in cui entriamo in contatto con quella musica. Difficilmente un adolescente decide di ascoltare artisti di decenni fa per cultura, a meno che non te li facciano ascoltare i genitori. Ma se quella stessa musica è inserita dentro una storia, con un attore che ci interessa, allora diventa più accessibile perché ti arriva anche senza cercarla.
Il cinema, in questo senso, funziona meglio di qualsiasi altra piattaforma. Un film lo guardi per intrattenimento, per curiosità, o perché c'è qualcuno nel cast che ti interessa e intanto, senza che sia l'obiettivo principale, entri in contatto con un intero repertorio musicale. C'è però anche un altro aspetto: secondo alcuni report la nostra generazione è tra tutte quella che frequenta di più il cinema, soprattutto quando si tratta di film evento. Questo rende questi musical ancora più efficaci perché diventano esperienze condivise, che mettono nella stessa sala persone con età e motivazioni diverse.
Il risultato è fighissimo, in primis per noi che scopriamo qualcosa di nuovo e di così importante. Magari entri in sala per vedere un attore che ti piace, ma esci conoscendo canzoni che hanno fatto la storia della musica e che non avevi mai ascoltato. E, soprattutto, con la sensazione che quegli artisti non siano poi così lontani dal tuo mondo. Non è la nostra generazione che torna al passato, ma è il passato che trova un modo nuovo per arrivare fino a noi.