Come nasce una bicicletta? È una domanda a cui si potrebbe rispondere in molti modi. Magari partendo dai tubi d'acciaio tagliati e saldati uno ad uno, dalle geometrie studiate su misura per un corpo preciso, dalle ore passate a limare ed allineare pezzi di metallo. Oppure dai luoghi in cui nascono, vecchie officine con le pareti coperte di morse, lime, calibri, chiavi di ogni misura, appese con una logica che solo chi le maneggia ogni giorno conosce.
Prima di ogni altra cosa una bicicletta nasce dalla scelta di qualcuno che ha deciso di continuare a farle, anche quando il mondo sembra avere smesso di volerle. Ce ne siamo resi conto qualche settimana fa, quando siamo stati a Gambassi Terme, in provincia di Firenze e siamo entrati nell'officina di Alessandro Fanchiotti, che di mestiere fa il telaista.
Prima di ogni altra cosa una bicicletta nasce dalla scelta di qualcuno che ha deciso di continuare a farle, anche quando il mondo sembra avere smesso di volerle. Ce ne siamo resi conto qualche settimana fa, quando siamo stati a Gambassi Terme, in provincia di Firenze e siamo entrati nell'officina di Alessandro Fanchiotti, che di mestiere fa il telaista.
Il telaista è l'artigiano che costruisce il telaio di una bicicletta, attorno a cui tutto il resto viene assemblato. È un lavoro molto complesso, in cui nulla può essere lasciato al caso, dalla scelta dei tubi alla verniciatura a mano del telaio saldato. Per decenni i telaisti italiani sono stati i migliori al mondo. Nel periodo d'oro del ciclismo il legame tra campioni e artigiani era strettissimo e infatti erano i telaisti stessi, insieme ai corridori, ad inventare nuove tecniche per rendere le biciclette più veloci. Con il passare del tempo però molte botteghe sono state costrette a chiudere, e la maggior parte dei telaisti ancora in attività hanno scelto di continuare per portare avanti una tradizione di famiglia.
La storia di Alessandro è diversa, perché ha scelto di imparare questo lavoro partendo da zero. "Ho iniziato nel 2011, in un periodo piuttosto buio della mia vita - ci ha raccontato - Ero alla ricerca di qualcosa in cui impegnarmi e ho pensato che questa potesse essere la strada giusta. Fin da bambino sono sempre stato affascinato dalla bici come oggetto, non solo è bellissima, ma ha anche una funzione meravigliosa perché ti aiuta ad andare lontano." Grazie all'aiuto di alcuni storici artigiani, Alessandro si è specializzato nella costruzione di telai in alluminio dal design classico, ispirati alle biciclette che tra gli anni sessanta e ottanta hanno fatto la storia del ciclismo italiano. Ha chiamato il suo marchio "Ciclostile Fanchiotti", perché esattamente come il ciclostile (il vecchio strumento di stampa artigianale che riproduceva copie a mano, prima della fotocopiatrice), anche Alessandro riproduce forme e oggetti che appartengono a un'epoca precisa: "Non mi sono inventato niente, mi sono limitato a copiare qualcosa che esisteva già. In quel periodo abbiamo raggiunto un apice di equilibrio tra eleganza, design e funzionalità senza precedenti - ci ha spiegato - Tutto era perfetto, dalla scelta dei materiali alle tecniche di saldatura. Credo che sia giusto ambire a quella perfezione."
In quegli stessi anni però la bicicletta aveva un ruolo diverso da quello che ha oggi. Tutti i ragazzi ne avevano una e ogni paese aveva almeno una società ciclistica. Oggi in Italia il numero di adolescenti che scelgono di fare ciclismo è in calo costante, le società sportive faticano a trovare nuovi iscritti e la maggior parte dei ragazzi che vanno in bici sono figli di ciclisti. Ci sono però alcuni luoghi in cui il ciclismo continua ad essere uno sport diverso da tutti gli altri.
A pochi chilometri dall'officina di Alessandro, nel piazzale davanti allo Stadio Castellani di Empoli, si allenano ogni martedì sera i ragazzi dell'Unione Ciclistica Empolese, la storica squadra di Empoli diventata nel tempo un punto di riferimento per il ciclismo giovanile toscano. Il settore giovanile dell'Empolese, sotto la guida del presidente Gianluca Chiti cresce ogni anno e all'inizio di questa stagione gli iscritti erano circa quaranta, divisi tra giovanissimi, esordienti e allievi. Tra i loro allenatori c'è un altro telaista. Si chiama Eugenio Simoncini e fa parte di una delle famiglie di telaisti più storiche della Toscana. Nel 2017 ha scelto di continuare il lavoro di suo nonno e suo padre e le ultime biciclette per i ragazzi dell'Empolese le ha costruite lui. "Oggi per un bambino o per un adolescente scegliere di fare ciclismo è molto più difficile che un tempo - ci ha detto - Non tutti possono permettersi una bicicletta, e anche solo convincere i propri genitori è difficile. Molti sono spaventati all'idea di fare allenare i propri figli in strada."
E invece quei quaranta ragazzi ci sono e come loro tanti altri in molte società sparse per tutta Italia, che ogni settimana escono con la loro bici e iniziano a pedalare con il vento in faccia. Magari giocare a calcio è più semplice e sicuro ma la bicicletta continua ad avere qualcosa che ti prende e che ti colpisce ancora prima di salirci. È bella, ha una forma che non ha bisogno di spiegazioni e poi quando inizia a pedalare, magari dopo anni che non lo fai, ti sembra sempre di vivere un'avventura o di vivere per la prima volta una vita che non hai mai vissuto.
Può sembrare assurdo ma è la stessa identica dinamica che ha portato gli adolescenti a riscoprire i vinili, anche quando ascoltare una canzone su Spotify è mille volte più comodo. Un sondaggio condotto da Key Production in Gran Bretagna ha rilevato che il 46% dei minori di sedici anni preferisce ascoltare musica su dischi e vinili, preferendoli alle varie piattaforme. Perché un adolescente dovrebbe scegliere di comprare un disco, posarlo su un piatto e aspettare che parta? Evidentemente questa ritualità, così lontana dalla nostra vita, ci aiuta a rallentare e a farci percepire delle emozioni che nessun algoritmo riesce a replicare. La bicicletta, per quanto diversa, funziona esattamente allo stesso modo. È lenta, richiede fatica, non ti dà nulla che non ti sei sudato, ma come direbbe Alessandro: "È perfetta così".
La domanda che dovremmo farci, allora, non è se abbia senso costruire biciclette ma che tipo di mondo vogliamo costruire intorno a loro. Chi continua a costruire biciclette e a pedalare lo fa perché crede che certe cose meritino di essere tenute in vita, anche quando è faticoso. Anche quando il mondo sembra andare altrove.
La domanda che dovremmo farci, allora, non è se abbia senso costruire biciclette ma che tipo di mondo vogliamo costruire intorno a loro. Chi continua a costruire biciclette e a pedalare lo fa perché crede che certe cose meritino di essere tenute in vita, anche quando è faticoso. Anche quando il mondo sembra andare altrove.