Le persone che girano in bicicletta sono più felici

Ma io vivo a Roma
Pubblicato da Mattia il 16/04/2026 in Eco
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Questo fine settimana mi sono ritrovato per la prima volta in un luogo in cui non avrei mai pensato di finire in tutta la mia vita: una gara di biciclette. Insieme a Radioimmaginaria ho partecipato tra l'11 e il 12 aprile a NOVA Eroica Buonconvento, una corsa ciclistica che si percorre lungo le strade bianche della provincia di Siena in sella a bici gravel, bici da corsa moderne o da ciclocross. Insomma era pieno di gente super felice e tutti avevano una bici bellissima. Tutti tranne io, che ho 16 anni, abito a Roma, e in bicicletta non ci sono quasi mai andato.
Dalle facce di chi era sulla sella ho capito che andare in bici non è solo un modo di muoversi come tanti, ma è uno stile di vita, si provano delle emozioni fortissime. Ho letto uno studio di qualche anno fa pubblicato su Transportation Research Part A: Policy and Practice e guidato dall'Università del Minnesota che dice che la bici è il mezzo che genera più felicità e dà più soddisfazione. Abbassa lo stress, diminuisce la depressione, protegge il cuore ma soprattutto ti fa sentire libero e pronto a trovare equilibrio con te stesso. Ma è possibile che un ragazzo come me non possa provare e condividere con gli altri queste bellissime emozioni per il solo fatto che vive in una grande città?
Nel 2025 sono morti in Italia 225 ciclisti sulla strada. Andare in bici in una città come Roma, tra buche, traffico e ostacoli di qualsiasi tipo è sempre più pericoloso e tra gli adolescenti c'è chi come me ha paura e quindi evita a tutti i costi la bici e chi invece nonostante tutto sceglie di tornare a casa la sera con le bici a noleggio via app, tra l'altro a Roma con l'abbonamento annuale ai mezzi si ha anche anche un voucher per qualche corsa gratuita di bike sharing. Però sono convinto che non basti.
L'intera città dovrebbe essere trasformata e ripensata a misura di bicicletta. E se non si può immaginare di potere riconvertire una città così grande, bisognerebbe almeno partire da alcuni spazi. Delle piste cittadine, chiuse al traffico ad esempio, dove poter pedalare senza il rumore delle macchine e senza il rischio costante di essere investito. Circuiti dove i bambini possano imparare ad andare in bici per la prima volta, magari seguiti da istruttori, e dove gli adolescenti possano allenarsi, incontrarsi, sfidarsi o semplicemente fare qualche giro senza ansia. Forse non risolverebbe tutto, ma almeno darebbe anche a chi cresce in città la possibilità di capire davvero cosa si prova ad andare in bici con serenità. È un'emozione per niente scontata.
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