A dicembre 2025 il Pistoia Basket ha ufficialmente presentato uno dei programmi più rivoluzionari del basket in Italia. Si chiama RiqualifichiAMO e ha come obiettivo quello di recuperare playground abbandonati in tutta la Toscana, per renderli nuovamente accessibili, sicuri e gratuiti per tutti gli adolescenti.
Non si tratta solo di rimettere a posto qualche canestro, ma di quello che questi luoghi diventano dopo essere stati riqualificati: degli spazi in cui ogni adolescente potrà ritrovarsi per stare insieme, condividere una passione e scoprire un nuovo sport.
Non si tratta solo di rimettere a posto qualche canestro, ma di quello che questi luoghi diventano dopo essere stati riqualificati: degli spazi in cui ogni adolescente potrà ritrovarsi per stare insieme, condividere una passione e scoprire un nuovo sport.
Questo progetto è stato dedicato fin da subito a Raffaele Marianella, l'autista del Pistoia che ad ottobre 2025 è morto dopo essere stato colpito da un sasso lanciato da un gruppo di tifosi del Rieti alla fine della partita di Serie A2 tra Rieti e Pistoia. I primi due sono stati inaugurati il 26 e 27 marzo tra Pistoia e Arezzo, ma è in programma l'apertura di altri 6 campetti entro marzo per poi puntare a realizzare 30 campi in tre anni.
E il fatto che una squadra storica come il Pistoia abbia deciso di darsi da fare in prima persona dovrebbe ispirare tante altre squadre. Anzi, sarebbe bello se ogni società sportiva professionistica avesse come obiettivo la riqualificazione di playground e campetti abbandonati, non solo nel basket ma anche nel calcio e in tutti gli altri sport. Perché una squadra non dovrebbe limitarsi a rappresentare una città, ma anche a prendersene cura, e se diventasse una responsabilità di tutti, diventerebbe di tutti anche lo sport.
E il fatto che una squadra storica come il Pistoia abbia deciso di darsi da fare in prima persona dovrebbe ispirare tante altre squadre. Anzi, sarebbe bello se ogni società sportiva professionistica avesse come obiettivo la riqualificazione di playground e campetti abbandonati, non solo nel basket ma anche nel calcio e in tutti gli altri sport. Perché una squadra non dovrebbe limitarsi a rappresentare una città, ma anche a prendersene cura, e se diventasse una responsabilità di tutti, diventerebbe di tutti anche lo sport.