Siamo diventati la generazione senza mondiali

Non vedere l'Italia ai Mondiali per così tanto tempo ci fa sentire meno italiani?
Pubblicato da Matteo il 07/04/2026 in Detective
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Modena e Zenica sono lontane circa 900 km. Più o meno 12 ore di macchina. Facciamo 15, se consideriamo che a darsi il cambio alla guida sono 4 neopatentati. Appena abbiamo saputo che l'Italia avrebbe giocato la finale dei playoff per i Mondiali in Bosnia ci siamo subito dati da fare per organizzare il viaggio. Sia perché andare in Bosnia in macchina ci sembrava un'avventura incredibile, sia perché in 18 anni, dell'Italia ai Mondiali non abbiamo quasi nessun ricordo.
Siamo partiti alle 5 del mattino dopo essere riusciti miracolosamente a recuperare i biglietti per il settore ospiti da un incomprensibile sito bosniaco e dopo un'intera giornata passata alla guida, siamo arrivati a Zenica, davanti ad uno stadio che in confronto, il Braglia di Modena sembra il Bernabeu. Avevamo scelto di approcciarci a questa avventura con la promessa di vivere da protagonisti una pagina di storia dell'Italia e alla fine così è stato, purtroppo... Il risultato di quella partita lo conoscete tutti. Per la terza edizione consecutiva l'Italia non giocherà i Mondiali di calcio e in meno di una settimana, siamo diventati per tutti "la generazione senza Mondiali".
Effettivamente non era mai successo nella storia, almeno per un Paese che i Mondiali non solo era abituato a giocarli ma anche a vincerli. Qualcuno potrebbe pensare che non c'è nulla di cui lamentarsi. In cinque anni abbiamo visto comunque una vittoria agli Europei, un italiano trionfare a Wimbledon, un altro vincere la finale dei 100 metri alle Olimpiadi e ancora un Motomondiale, il record di medaglie ai Giochi Olimpici estivi e a quelli invernali. A quanto pare però i Mondiali sono un'altra cosa.
Così, per cercare di capire cosa pensa effettivamente di questo momento la generazione senza Mondiali, abbiamo parlato con 100 ragazze e ragazzi tra gli 11 e i 20 anni sparsi per tutta Italia. Se da una parte sembra che vedere i Mondiali senza l'Italia sia ormai considerato una normalità, il 57% dei ragazzi che hanno risposto al sondaggio si sono comunque definiti delusi dalla partita giocata contro la Bosnia, mentre il 53% è convinto del fatto che questa eliminazione possa effettivamente allontanare la nostra generazione dal calcio, percepito sempre di più come uno sport lontano e rimasto fermo nel tempo.
Anche perché, nonostante tutto, quando la Nazionale vince, ci sentiamo parte di qualcosa di più grande di noi e se l'Italia non va ai Mondiali, perdiamo tutti quanti, anche chi dice che essere tristi per il calcio non ha senso. Perde la nostra estate, perdono le serate che avremmo passato abbracciati ai nostri amici, perde il tricolore che abbiamo comprato per la finale degli Europei e che da quel momento è rimasto chiuso in fondo all'armadio.
Mentre uscivo dallo stadio, mi sono chiesto cosa significhi effettivamente fare parte della generazione senza Mondiali e mi sono fatto una domanda a cui non ho ancora trovato una risposta. C'è il rischio che dopo 12 anni senza Mondiali gli adolescenti possano sentirsi meno italiani? Intendo dire, se per tutta l'adolescenza non abbiamo mai (o quasi mai) avuto la possibilità di festeggiare abbracciati ai nostri amici, vivendo insieme uno dei momenti in cui l'identità di un Paese prende forma, c'è il rischio di non riconoscersi più in quel senso di appartenenza?
Sulla via del ritorno, sembrava che tutta la Bosnia fosse scesa in strada a festeggiare una semplice qualificazione e lì abbiamo capito che se per noi italiani il Mondiale è (o era) una cosa normale, per altri Paesi non lo sarà mai. Ma se quella sera avessimo vinto, chi di noi sarebbe sceso in piazza a fare festa? La generazione senza Mondiali non è solo quella che non ha visto l'Italia qualificarsi, ma quella che sta crescendo senza aver mai costruito un legame con quei momenti. Non perché non ne senta il bisogno, ma perché non ne ha mai avuto l'occasione. Questo cambia più di quanto sembri.
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