Dal 16 al 21 marzo 2026, in Emilia-Romagna si è ricordata la Settimana della Legalità, un'iniziativa annuale promossa dall'Assemblea legislativa della Regione, nata per promuovere la cultura della legalità, per sensibilizzare sulla criminalità organizzata e per mantenere viva la memoria delle vittime innocenti di mafia.
Per questo, mercoledì 18 marzo siamo stati a Imola, al Teatro dell'Osservanza, dove abbiamo avuto la possibilità di parlare, insieme ad altri 1.500 studenti delle scuole medie e superiori della città, con Giovanni Impastato, il fratello di Peppino Impastato. Forse avete già sentito parlare di lui anche grazie al film I cento passi, ispirato alla sua storia. Peppino era un attivista e un giornalista che è stato ucciso da Cosa Nostra nel 1978, quando aveva 30 anni. È stato anche il fondatore di Radio AUT, una radio libera da cui denunciava e derideva pubblicamente i mafiosi locali, in particolare il boss Gaetano Badalamenti.
Dopo la sua morte la mafia cercò di fare passare Peppino come un terrorista e di far credere alla gente che non fosse stato ucciso dalla mafia ma che fosse morto da solo mentre preparava una bomba o addirittura per suicidio. E da quel momento a lottare in suo onore è stato proprio suo fratello Giovanni che ha dedicato la sua vita per riaprire il caso e riconoscere la verità. Sentite qui cosa ci ha raccontato!
Per questo, mercoledì 18 marzo siamo stati a Imola, al Teatro dell'Osservanza, dove abbiamo avuto la possibilità di parlare, insieme ad altri 1.500 studenti delle scuole medie e superiori della città, con Giovanni Impastato, il fratello di Peppino Impastato. Forse avete già sentito parlare di lui anche grazie al film I cento passi, ispirato alla sua storia. Peppino era un attivista e un giornalista che è stato ucciso da Cosa Nostra nel 1978, quando aveva 30 anni. È stato anche il fondatore di Radio AUT, una radio libera da cui denunciava e derideva pubblicamente i mafiosi locali, in particolare il boss Gaetano Badalamenti.
Dopo la sua morte la mafia cercò di fare passare Peppino come un terrorista e di far credere alla gente che non fosse stato ucciso dalla mafia ma che fosse morto da solo mentre preparava una bomba o addirittura per suicidio. E da quel momento a lottare in suo onore è stato proprio suo fratello Giovanni che ha dedicato la sua vita per riaprire il caso e riconoscere la verità. Sentite qui cosa ci ha raccontato!