È incredibile la rapidità con cui ogni disciplina olimpica riesca a diventare la più grande passione della mia vita. Va a finire sempre così ed è la stessa cosa che sta succedendo anche in questi giorni.
Da quando sono iniziate le Olimpiadi di Milano Cortina 2026 non riesco a pensare ad altro, anche se non ho mia sciato in vita mia, anche se, dopo giorni interi di gare, non ho ancora capito come un atleta possa andare più veloce di un suo avversario su uno slittino. Non importa. Prima di ogni gara accendo la tv pensando di lasciare la telecronaca come sottofondo delle mie giornate e invece vengo risucchiato in un vortice senza fine, le ore passano e i compiti sono ancora da fare.
Ad ogni discesa trattengo il respiro, come se da quelle frazioni di secondo dipendesse la mia vita. A guardarmi da fuori sembro ridicolo, seduto con le gambe incrociate nelle posizioni più improbabili e le unghie tra i denti, e invece dentro di me ha tutto terribilmente senso!
In realtà in questi giorni ho scoperto che c'è un motivo per cui succede. In un certo senso, quando guardiamo lo sport, il cervello gareggia con noi.
Da quando sono iniziate le Olimpiadi di Milano Cortina 2026 non riesco a pensare ad altro, anche se non ho mia sciato in vita mia, anche se, dopo giorni interi di gare, non ho ancora capito come un atleta possa andare più veloce di un suo avversario su uno slittino. Non importa. Prima di ogni gara accendo la tv pensando di lasciare la telecronaca come sottofondo delle mie giornate e invece vengo risucchiato in un vortice senza fine, le ore passano e i compiti sono ancora da fare.
Ad ogni discesa trattengo il respiro, come se da quelle frazioni di secondo dipendesse la mia vita. A guardarmi da fuori sembro ridicolo, seduto con le gambe incrociate nelle posizioni più improbabili e le unghie tra i denti, e invece dentro di me ha tutto terribilmente senso!
In realtà in questi giorni ho scoperto che c'è un motivo per cui succede. In un certo senso, quando guardiamo lo sport, il cervello gareggia con noi.
C'è un momento, durante una finale olimpica, in cui non sei più solo spettatore. Succede quando un atleta esita di un millimetro sullo stacco, quando il pattino morde male il ghiaccio, quando un rider è in cielo e non sai ancora come si chiuderà il trick. Il tuo corpo resta fermo, ma dentro si muove qualcosa.
A quanto pare, la colpa di questo eccitante malessere, sarebbe di un sistema nervoso chiamato "sistema dei neuroni specchio". A scoprire l'esistenza di questi neuroni è stato negli anni '90 un gruppo di neuroscienziati italiani dell'Università di Parma, guidati da Giacomo Rizzolatti che si è accorto prima di chiunque altro di un circuito nervoso che tende ad attivarsi sia quando compiamo un'azione sia quando la osserviamo. In pratica è come se il cervello, per capire un'azione che stiamo guardando, la traducesse nel proprio linguaggio motorio.
Ed è proprio questa una delle dinamiche che rendono lo sport così contagioso.
A quanto pare, la colpa di questo eccitante malessere, sarebbe di un sistema nervoso chiamato "sistema dei neuroni specchio". A scoprire l'esistenza di questi neuroni è stato negli anni '90 un gruppo di neuroscienziati italiani dell'Università di Parma, guidati da Giacomo Rizzolatti che si è accorto prima di chiunque altro di un circuito nervoso che tende ad attivarsi sia quando compiamo un'azione sia quando la osserviamo. In pratica è come se il cervello, per capire un'azione che stiamo guardando, la traducesse nel proprio linguaggio motorio.
Ed è proprio questa una delle dinamiche che rendono lo sport così contagioso.
Quando guardiamo uno sciatore in discesa libera, il nostro cervello non registra solo una figura in movimento: prova a prevedere i rischi, la velocità, la pulizia delle curve. Se la traiettoria sembra sporca, la tensione sale prima ancora che la discesa finisca. Se invece tutto è pulito, sentiamo una specie di sollievo e ci viene spontaneo esultare. Questo non succede solo a noi quando guardiamo i nostri atleti preferiti in tv, ma anche a loro negli istanti che precedono una gara, quando vengono inquadrati con gli occhi chiusi mentre cercano di ripercorrere il tracciato nella loro mente, analizzando attentamente ogni passaggio.
E il fatto che tutto questo accada anche quando vediamo per la prima volta sport che non abbiamo mai praticato è ancora più interessante!
Il sistema dei neuroni specchio funziona sulla base del repertorio motorio del nostro cervello e noi, anche senza essere atleti, abbiamo un repertorio vastissimo. Tutti conosciamo le sensazioni che si provano correndo, saltando o mantenendo l'equilibrio e alla fine, ogni sport è una combinazione di movimenti che il nostro corpo conosce già.
E il fatto che tutto questo accada anche quando vediamo per la prima volta sport che non abbiamo mai praticato è ancora più interessante!
Il sistema dei neuroni specchio funziona sulla base del repertorio motorio del nostro cervello e noi, anche senza essere atleti, abbiamo un repertorio vastissimo. Tutti conosciamo le sensazioni che si provano correndo, saltando o mantenendo l'equilibrio e alla fine, ogni sport è una combinazione di movimenti che il nostro corpo conosce già.
A dirla tutta però non bastano questi ormoni a spiegare ogni nostra emozione. Se così fosse ci emozioneremmo allo stesso modo per chiunque.
Allora perché è diverso guardare una qualificazione, una finale o una finale in cui a giocarsi l'oro è un atleta italiano? E soprattutto perché guardare le Olimpiadi ci fa provare emozioni diverse rispetto ad un'altra gara qualunque? Perché semplicemente non stiamo più guardando solamente un corpo che si muove, ma anche una storia che ci riguarda. In qualche modo i protagonisti dei Giochi Olimpici siamo proprio noi. Basta un dettaglio minuscolo, il tricolore vicino al nome di un atleta, la scritta "ITA" sulla sua divisa, il colore azzurro o il fatto stesso di percepire quella persona come vicina a noi.
Durante le Olimpiadi ci sentiamo vivi più che mai, perché tutto è pianificato per fare in modo che le nostre emozioni siano amplificate ai massimi livelli.
Allora perché è diverso guardare una qualificazione, una finale o una finale in cui a giocarsi l'oro è un atleta italiano? E soprattutto perché guardare le Olimpiadi ci fa provare emozioni diverse rispetto ad un'altra gara qualunque? Perché semplicemente non stiamo più guardando solamente un corpo che si muove, ma anche una storia che ci riguarda. In qualche modo i protagonisti dei Giochi Olimpici siamo proprio noi. Basta un dettaglio minuscolo, il tricolore vicino al nome di un atleta, la scritta "ITA" sulla sua divisa, il colore azzurro o il fatto stesso di percepire quella persona come vicina a noi.
Durante le Olimpiadi ci sentiamo vivi più che mai, perché tutto è pianificato per fare in modo che le nostre emozioni siano amplificate ai massimi livelli.
Sono quattro anni riassunti in due settimane, sono i sacrifici di una vita di atleti che non forse non tiferemo mai più ma che per qualche giorno si trasformano in supereroi, sono le sensazioni che proviamo quando ci avviciniamo per la prima volta ad un nuovo sport e non conoscendo ancora le regole e le dinamiche del gioco, continuiamo a guardarlo spinti dalla curiosità di chi ha appena scoperto qualcosa di bello.
C'è un traguardo. C'è un cronometro. C'è la possibilità di vincere. E poi ci siamo noi, con le unghie tra i denti, a fingere di essere solamente spettatori.
Alla fine, forse, il vero segreto delle Olimpiadi è proprio questo. Ti mostrano esseri umani che fanno cose al limite, ti danno l'illusione di potere superare quel limite e quando la gara finisce, ti accorgi di colpo di trovarti in una posizione stranissima, con le unghie consumate e i compiti ancora da finire, ma hai il cuore che batte un po' più veloce e un sorriso imbarazzate stampato sul viso. Come se, per un attimo, il cervello avesse davvero creduto che a compiere quell'impresa straordinaria fossi stato proprio tu. Buone Olimpiadi a tutti!
C'è un traguardo. C'è un cronometro. C'è la possibilità di vincere. E poi ci siamo noi, con le unghie tra i denti, a fingere di essere solamente spettatori.
Alla fine, forse, il vero segreto delle Olimpiadi è proprio questo. Ti mostrano esseri umani che fanno cose al limite, ti danno l'illusione di potere superare quel limite e quando la gara finisce, ti accorgi di colpo di trovarti in una posizione stranissima, con le unghie consumate e i compiti ancora da finire, ma hai il cuore che batte un po' più veloce e un sorriso imbarazzate stampato sul viso. Come se, per un attimo, il cervello avesse davvero creduto che a compiere quell'impresa straordinaria fossi stato proprio tu. Buone Olimpiadi a tutti!