Quando avevo 8 anni ho chiesto a mia mamma di iscrivermi a danza classica solo ed esclusivamente perché la faceva anche mia sorella. Non so bene cosa sia successo dentro di me ma ho provato forse per la prima volta nella mia vita una sensazione nuova, che mi ha spinto ad andare contro a tutto e ad entrare come una testa d'ariete in una scuola di ballo di sole femmine: solo perché se lo faceva mia sorella dovevo farlo anche io.
Domenica 12 ottobre, in Cina, si è tenuta la finale dei Masters 1000 di Shanghai, la prima finale di Masters 1000 della storia in cui a sfidarsi sono stati due cugini, Valentin Vacherot e Arthur Rinderknech. A vincere dopo tre set è stato Valentin Vacherot, il cugino più piccolo, primo tennista nella storia a vincere un torneo così importante da numero 204 al mondo e alla fine del match, hanno deciso di dedicare la partita ai loro nonni, scrivendo insieme sulla telecamera a bordo campo "il nonno e la nonna sarebbero orgogliosi".
Io non so Io non so se mia sorella si ricorda di quella volta, o se abbia mai capito davvero perché volevo essere lì, a danzare goffamente tra le altre. Ma so che quel gesto, nato per imitazione, è diventato il primo passo verso qualcosa di mio. Come per Valentin e Arthur, che si sono spinti a vicenda fino al punto più alto, anche noi, senza accorgercene, ci aiutiamo a crescere. Che sia con un paio di pantacalze imbarazzanti o con una racchetta in mano, a volte basta seguire e sfidare qualcuno che amiamo per scoprire chi siamo davvero.