Qualche giorno fa è uscito su discovery+ "1.6 seconds", il documentario che racconta la vita e la carriera di Tom Daley, il tuffatore britannico più medagliato della storia. Forse questo nome non vi dice granché ma io che faccio tuffi l'ho sempre visto come una specie di Michael Jordan per il mio sport, una di quelle figure capaci di entrare nel cuore delle persone e di diventare, forse senza volerlo, un punto di riferimento.
Tom ha iniziato a tuffarsi a 7 anni e a soli 14 ha partecipato alle Olimpiadi di Pechino 2008, diventando il più giovane rappresentante britannico in un finale olimpico.
Tom ha iniziato a tuffarsi a 7 anni e a soli 14 ha partecipato alle Olimpiadi di Pechino 2008, diventando il più giovane rappresentante britannico in un finale olimpico.
1.6 secondi è il tempo che intercorre tra l'uscita dalla piattaforma e l'impatto con l'acqua in un'immersione di 10 metri, da sempre la specialità di Tom.
Nel documentario vengono raccontati i momenti più significativi della sua carriera, ma la parte che mi ha colpito di più è stata quando ha iniziato a parlare dei momenti di fragilità che ha avuto nel corso della sua adolescenza, dal bullismo ai disturbi alimentari. Lo sport sicuramente l'ha salvato e credo che questo valga più di una medaglia d'oro, anche perché non ha mai mollato.
A volte, soprattutto nei momenti più brutti, abbandonare lo sport che facciamo da una vita potrebbe sembrare la soluzione più semplice ma forse è proprio quella la chiave per stare meglio. In fondo, se amiamo così tanto qualcosa, un motivo ci sarà.
Nel documentario vengono raccontati i momenti più significativi della sua carriera, ma la parte che mi ha colpito di più è stata quando ha iniziato a parlare dei momenti di fragilità che ha avuto nel corso della sua adolescenza, dal bullismo ai disturbi alimentari. Lo sport sicuramente l'ha salvato e credo che questo valga più di una medaglia d'oro, anche perché non ha mai mollato.
A volte, soprattutto nei momenti più brutti, abbandonare lo sport che facciamo da una vita potrebbe sembrare la soluzione più semplice ma forse è proprio quella la chiave per stare meglio. In fondo, se amiamo così tanto qualcosa, un motivo ci sarà.