Il brigante in handbike

Il viaggio di Salvatore Cristiano Misasi per la libertà
Pubblicato da Marco R il 13/06/2025 in Detective
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Domenica primo giugno, Salvatore Cristiano Misasi, è partito con la sua handbike per un'impresa incredibile: da Laino Borgo, in provincia di Cosenza, a Reggio Calabria. 545 chilometri attraverso i Parchi Nazionali del Pollino e della Sila, il Parco Naturale Regionale delle Serre e il Parco Nazionale dell'Aspromonte. Un percorso leggendario, che si snoda su strade tortuose di montagna seguendo la colonna vertebrale della Calabria. Prima di diventare un itinerario ciclistico mozzafiato, era un sentiero selvaggio, battuto solamente da briganti e lupi. Salvatore Cristiano però, che in Calabria è nato e cresciuto, ha pensato immediatamente che percorrere quella strada in handbike fosse il modo migliore per dimostrare a tutti che nessun limite può fermare chi ha il coraggio di spingersi oltre, per questo si è definito "Brigante in handbike".
Fin da quando è piccolo infatti convive con la tetra paresi spastica, una forma di paralisi causata da un danno neurologico che coinvolge tutti e quattro gli arti: "Fino ai vent'anni non conoscevo la parola autonomia, ma poi cambiando sedia a rotelle e aguzzando l'ingegno sono riuscito a prendere il comando del mio corpo - ha raccontato - ora riesco a gestirmi benissimo, ma a volte mi sento come una macchina da corsa che collauda il motore solo sui rulli di un box, mi rendo conto che una gara in pista, uscire dalla mia zona di comfort, potrebbe aiutarmi a sbloccare nuove capacità". Così ha deciso di uscire in strada e conquistare la Calabria insieme alla Fondazione Bullone, la fondazione di cui fa parte, che attraverso il coinvolgimento e l'inclusione di ragazzi che hanno vissuto o vivono il percorso della malattia, promuove la responsabilità sociale di individui, organizzazioni e aziende.
"Mi piacerebbe poter disegnare una nuova visione della persona diversamente abile - ha detto - mi piacerebbe far capire che se le barriere architettoniche venissero abbattute almeno in parte, non ci sarebbe nessuna differenza sociale, mi piacerebbe dimostrare con questo viaggio che l'habitat naturale del disabile non è la casa, bensì la strada. Forse vagando per l'Appennino, cercando di riscrivere nuovi ideali sarò ricordato come uno di quei briganti che ha combattuto contro un potere molto più forte, che voleva portare un cambiamento nella sua terra".
Grande brigante, siamo tutti te!
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