Come vivono gli adolescenti in carcere?

Intervista a Paola Severini Melograni
Pubblicato da Marco R il 02/09/2022 in Detective
Una decina di giorni fa Rita Bernardini, la presidente dell'Associazione Nessuno Tocchi Caino, ha iniziato insieme alle detenute del carcere Lorusso e Cotugno di Torino uno sciopero della fame per segnalare l'aumento dei suicidi in carcere. Ha deciso di seguire questa protesta anche Paola Severini Melograni. Lei è una giornalista, è il direttore di AngeliPress e da sempre si impegna nelle battaglie per i diritti del Terzo Settore. Noi di Radioimmaginaria durante la registrazione del Podcast L'Arco di Chiara abbiamo approfondito e parlato del tema delle carceri minorili e ci sembrava giusto parlare con lei. Ecco cosa ci siamo raccontati!
Cornice illustrata con pattern di manette
Illustration by Radioimmaginaria
Nel 2022 57 persone si sono tolte la vita nelle prigioni italiani. Nel 2021 su 148 persone morte in carcere il 38% si è suicidato. Come dovrebbero essere riformate le carceri?

Il problema delle carceri è attualissimo, i suicidi in carcere non sono mai stati così tanti come quest'anno e la cosa preoccupante è che a suicidarsi non sono criminali che hanno compiuto crimini terribili ma piccoli spacciatori giovanissimi, poco più che maggiorenni. In Italia i detenuti sono completamente isolati da tutto e tutti, pensate che per come stanno le cose adesso ogni detenuto ha a disposizione solo 10 minuti di telefonata a settimana per riuscire a sentire tutte le persone che ama e in molti casi gli immigrati non possono nemmeno telefonare. Per potere chiamare i parenti infatti bisogna dimostrare che possiedano un contratto telefonico ma in alcuni Paesi non sanno nemmeno cosa sia un contratto telefonico...
Immagine di un corridoio di un carcere
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Perchè quello che succede all'interno di una prigione dovrebbe interessare anche a noi adolescenti?

Io ho voluto unirmi a questo sciopero organizzato dai radicali perchè questi temi riguardano tutti noi: la maggior comunicazione con l'esterno, non avere più bambini in carcere e soprattutto cercare di favorire (dov'è possibile) la riabilitazione al lavoro, perchè il carcere dovrebbe servire a questo. In Italia adesso 27 bambini sono in carcere con la loro madre, possono sembrare tanti o pochissimi, ma anche se ce ne fosse soltanto uno sarebbe troppo perchè i bambini sono innocenti. Esiste una legge arrivata a metà del suo iter per affrontare l'"emergenza carceri", mancherebbe l'ultimo passo ma il governo è caduto, però si può ancora fare qualcosa. La pena più grande è la privazione della libertà, è indegno per un Paese civile punire i detenuti con altri tipi di privazione.
Cornice con pattern di manette
Illustration by Radioimmaginaria
Le carceri per i minorenni sono piene di maggiorenni, i ragazzi detenuti possono restare in una struttura per minorenni fino ai 25 anni, ma a 18 anni non dovresti assumerti la totale responsabilità di quello che hai fatto?

Nelle carceri per minorenni su 265 detenuti 154 sono maggiorenni, ognuno dei quali ha una storia a parte, tutti hanno fatto esperienze diverse e sono stati cresciuti in modi differenti. È sempre difficile dare una valutazione su qualcosa che varia da persona a persona. Questi ragazzi sono stati invisibili per moltissimo tempo, nessuno si è mai preoccupato di loro, il problema è questo. Il nostro però è un Paese diverso rispetto agli altri perchè noi abbiamo meno detenuti di quasi tutti i Paesi del mondo, il problema vero è il sovraffollamento e il fatto che si potrebbe tranquillamente diminuire la popolazione carceraria, basterebbe lavorare sulle pene alternative perchè ora come ora il carcere è una scuola di delinquenza.
Foto dell’esterno di una prigione con una rete di filo spinato
Photo by Canva.com
Perché mi dovrei dispiacere per quello che succede a chi è in carcere?

Esiste una cosa che si chiama empatia e ci permettere di metterci nei panni degli altri e di patire con loro. È quello che ho fatto anche io in questi giorni di digiuno che mi hanno fatto riflettere moltissimo, è un modo per aiutare il compagno più difficile da aiutare, dovremmo tutti cercare di conoscere chi sta peggio, metterci nei suoi panni e amare il prossimo. È una questione di tempo, è chiaro che sia molto complicato...
Cornice con pattern di manette
Illustration by Radioimmaginaria
In che modo si può essere umani nei confronti di tuo coetaneo che ha ucciso una persona?

Quando andavo in carcere come giornalista della situazione, il direttore del carcere mi diceva sempre "non chiedermi cos'hanno fatto, parla con loro", conoscere il detenuto per quello che hanno comesso è un errore, se uno si appresta a compiere un percorso del genere non bisognerebbe chiedersi chi è la persona che sta scontando la pena e nemmeno che tipo di pena sta scontando. Se uno volesse fare il volontario in carcere dovrebbe ignorare chi ha davanti e considerarlo solo come persona, non come assassino, ladro, spacciatore, violento. So che è davvero molto difficile ma è esattamente così che dovrebbe funzionare.
Stanza di un carcere con letto e sbarre alla finestra
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Un adolescente che esce dal carcere dopo avere passato metà della sua vita dietro le sbarre può tornare a vivere "normalmente"?

Certo che si. Un carcere straordinario per esempio è quello di Padova, dove si fanno i dolci più buoni di Italia tra cui il panettone Giotto che è forse il più buon panettone che abbia mai mangiato, grazie a Giotto tantissime persone si sono riabilitate e dopo avere imparato a fare i pasticcieri sono uscite dal carcere e si sono fatte una nuova vita, questo dovrebbe essere un esempio per tutti.
Cornice con pattern di manette
Illustration by Radioimmaginaria
Sarebbe possibile un percorso di rieducazione senza carcere?

Assolutamente sì, la maggior parte dei reati è legata allo spaccio, che senso ha mettere un tossicodipendente in carcere? Non sarebbe meglio potenziare le comunità di accoglienza? I risultati delle comunità di accoglienza sono incomparabilmente superiori ai risultati ottenuti nei sert e nelle prigioni. Serve che il prossimo governo faccia una riflessione sulle carceri, nel frattempo però speriamo con questo sciopero che da qui al prossimo Parlamento, il Ministro Cartabia possa chiudere con un decreto tutti i settori femminili in cui sono detenute le mamme con i loro figli, per fare in modo che i bambini non debbano più vedere la luce attraverso le sbarre.
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